Alì Agca, il lupo grigio

Che Karol Wojtyla fin dall'inizio del suo mandato volesse far cadere il regime comunista non è un mistero. E siccome il comunismo non è mai stato tenero con i suoi oppositori pare naturale che il Kgb si opponesse a questo disegno in modo feroce, risoluto, tanto da tentare il colpo clamoroso: uccidere il Papa. Un colpo che se fosse riuscito sarebbe stato fra i più clamorosi del secolo.
La posta in gioco era troppo alta e il Kgb non aveva nessuna intenzione di esporsi in primo piano, soprattutto in previsione di un possibile fallimento, che fortunatamente si verificò. Così gli agenti del servizio segreto sovietico si rivolsero a quelli dei servizi bulgari, i quali fecero pressione sui colleghi turchi affinché si trovasse un killer disposto a sparare al Santo Padre.

Venne designato allo scopo Alì Agca, un fanatico invasato, con l'inclinazione al martirio di stampo religioso e, a quanto si dice, dalla mira infallibile. Il problema però era che Agca a quel tempo risiedeva in una prigione di massima sicurezza. I servizi segreti tuttavia non ci misero nulla a farlo evadere per poi farlo confluire nell'organizzazione di estrema destra soprannominata "Lupi grigi", già ben conosciuta da Agca, guidata dal torvo Oral Celik. Per conto dell'organizzazione nel 1979 Agca si macchia di un delitto orrendo: l'uccisione dell'inerme Abdi Ipekci, giornalista e direttore del quotidiano liberale "Milliyet".

E' il 13 maggio 1981 quando Ali Agca è presente in piazza San Pietro pronto a compiere il suo turpe gesto. Una volta premuto il grilletto però la pallottola esplosa dal turco miracolosamente lascia illesi gli organi vitali del Santo Padre: il pontefice affermerà con ferma e convinta fede che il colpo fu deviato dalla provvidenziale mano della Madonna di Fatima.

Il terrorista, nato il 19 gennaio 1958 a Yesiltepe in Turchia, nella provincia di Malatya ai confini del Kurdistan, viene così arrestato e sottoposto agli interrogatori di rito.

Il 22 luglio 1981, dopo tre giorni di processo, i giudici della corte di Assise, condannano Mehmet Ali Agca all'ergastolo, in base alle risultanze processuali, le quali chiariscono, contrariamente a quanto strenuamente sostenuto dalla difesa, tutta tesa a presentare Agca come un fanatico in preda a delirio e in cerca di gloria nel mondo musulmano, che il vile attentato "non fu opera di un maniaco, ma venne preparato da un'organizzazione eversiva rimasta nell'ombra". I giudici, per quanto inabili a provare in modo ferreo il complotto, non credono all'infermità mentale di Ali Agca o a presunti delirii mistici. Il terrorista, conscio della sua posizione di totale inferiorità, rinuncia a presentare appello.

L'anno seguente un'altra sentenza clamorosa si abbatte sul capo di Agca: il Consiglio nazionale di sicurezza turco riconosce la sua responsabilità nell'assassinio del giornalista e lo condanna alla pena di morte. Una successiva amnistia, frutto dei misteriosi meccanismi giudiziari turchi, lo condona però ad una pena di soli dieci anni di detenzione.

Sorprendendo tutti nel 1982 Ali Agca cambia la sua versione difensiva e comincia ad ammettere l'esistenza di una pista bulgara che collegherebbe l'attentato al Papa Giovanni Paolo II ai servizi segreti della Bulgaria. Emerge finalmente anche il nome del presunto complice, Oral Celik, che, a sentire Agca, sarebbe intervenuto in caso di fallimento. Agca sembra pentito, quasi redento: il suo spirito appare collaborativo e teso a risolvere i misteri che lo circondano.

Il 20 febbraio 1987 Papa Giovanni Paolo II riceve la mamma ed il fratello di Agca che gli chiedono di intercedere per la grazia. In seguito il Pontefice farà più volte visita al suo attentatore in carcere, in una serie di commoventi colloqui che hanno dimostrato a tutto il mondo la grande umanità e il superbo spessore spirituale di Karol Wojtyla.

Se la grazia ancora non arriva, la sua buona condotta in carcere consente ai magistrati di diminuire ulteriormente la pena: il 25 maggio 1989 il Tribunale di sorveglianza di Ancona concede una riduzione di 720 giorni di reclusione; il 9 gennaio 1994 la riduzione è di altri 405 giorni; il 18 dicembre 1995 è di 180 giorni.

Tali provvedimenti consentono di abbreviare il termine di 26 anni di reclusione, scontati i quali un ergastolano può chiedere la libertà condizionale. Agca nel settembre del 1996 presenta nuovamente la domanda di grazia o, in subordine, l'espiazione della pena in Turchia.

Il 13 giugno 2000 il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi concede la grazia: il giorno seguente Ali Agca viene estradato dall'Italia e giunge ad Istanbul.

In Turchia, nel carcere di massima sicurezza di Kartal, Ali Agca avrebbe dovuto scontare i dieci anni per l'assassinio del giornalista Abdu Ipekci ma, il 18 luglio 2001, un provvedimento del Tribunale costituzionale turco predispone un allargamento dei reati beneficiari di amnistia, per il quale Ali Agca potrà tornare in libertà.

Nel gennaio del 2006, anche per buona condotta, Agca viene scarcerato. Dopo poco la Corte di cassazione, su appello del ministro della Giustizia turco, decide per il suo ritorno in carcere. Agca fa perdere le sue tracce, ma in pochi giorni la poliza lo rintraccia e lo arresta senza che questi opponga resistenza. Non si è opposto alla cattura, ma ha urlato in tre lingue:
"Io non sono Dio, sono Gesù Cristo, il Messia di tre religioni"

HOMEPAGE