DIRITTO CIVILE

Nozioni del Concetto di Causa tratte dalle lezioni del Professor Gambaro e dal volume sul contratto redatto da Sacco.

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CONCETTO DI CAUSA NEL CONTRATTO

I criteri ermeneutici classici indicano l’interpretazione sistematica e l’interpretazione storica come criterio di soluzione dei problemi. Il primo tipo di interpretazione è la cosiddetta interpretazione letterale: leggi il codice e interpreti secondo il significato proprio delle parole. Però siamo smarriti in quanto la parola causa sul dizionario della lingua italiana significa tutt’altro. In effetti il significato di causa come evento che produce un certo effetto non è estranea nemmeno al contesto giuridico quando si parla di nesso di causalità si parla di questo tipo di causa.

Invece come elemento costitutivo del contratto non è causa efficiente, ma un altro significato da scoprire: il canone di interpretazione storica e sistematica ci pone davanti al fatto che la lettera della legge non ci restituisce alcun significato che possa essere utilizzato in un’attività di questo tipo.

In effetti l’interpretazione storica di quello scritto nel codice civile del 1942 è suggerita dal fatto che la norma più oscura 1343 (la causa è illecita quando è contraria a norme imperative, all’ordine pubblico e al buon costume) è una traduzione letterale di un articolo del code napoleon 1133[«la cause est illicite quand elle est prohibée par la loi, quand elle est contraire aux bonnes mœurs ou à l’ordre public»] il quale diceva che “la causa è illecita quando è proibita dalla legge o quando essa è contraria all’ordine pubblico o ai buoni costumi. Il code civil prima dell’art. 1133 all’art. 1108 aveva identificato la causa tra gli elementi essenziali dell’obbligazione, ma ne parlava in modo diverso rispetto al 1325 c.c. poiché diceva che l’elemento essenziale del contratto è una causa lecita nell’obbligazione. Quindi nel code napoleon una causa ci deve essere e deve essere lecita, ma non riferita al contratto, ma all’obbligazione, cosa mai sarà una causa lecita nell’obbligazione? E’ un archetipo ancora più oscuro del 1325 come elemento costitutivo del contratto.

Basta ricordare che il code napoleon nella materia delle obbligazioni e dei contratti riprende quello che diceva Pothier (napoleone aveva fretta di emanare il code civil e aveva sciolto l’assemblea legislativa che gli aveva bocciato i primi progetti e aveva messo quattro persone a scrivere il codice, avendo poco tempo hanno scopiazzato alla grande, ma anche l’autore da cui avevano copiato era caduto in un equivoco). Pothier voleva conciliare la dottrina del diritto naturale (dominante) [grozio e pufendorf] con quello che dicevano le fonti romane. Nelle fonti romane la regola è quella del Di Gesto 2.14.1.2 in cui c’è la famosa definizione di Ulpiano  “pactum quorum pluriumve in idem placitum et consensus” in cui dice che il patto (contratto) è il consenso prestato da due o più persone sullo stesso oggetto, [vogliate notare che questa definizione è all’origine del 1321].

Quello che invece Pothier leggeva in Grozio e Pufendorf era un’altra cosa, essendo giusnaturalisti usavano sì le fonti romane, ma in realtà avevano in mente un sistema completo di diritto naturale basato su certi assiomi, il primo dei quali era che l’uomo nasce libero e sovrano nella sua sfera. Loro si chiedevano come è possibile che l’uomo libero e sovrano si trovi ad essere vincolato, ossia obbia un obbligo su di sé? La risposta era: perché l’ha voluto lui. E’ la sua volontà che l’ha voluto e non contraddice il principio che l’uomo è libero di autodeterminarsi.

Questa era la spiegazione che davano Grozio e Pufendorf e che a Pothier piaceva moltissimo e che non aveva nessuna interesse ad abbandonare poiché spiegava la sua ideologia che l’uomo è libero e quindi  il re doveva stare attento che i suoi sudditi sono persone libere.

Pothier dove nasce il vincolo? Nasce col fatto che l’ha voluto lui, vincolato poiché c’è la sua volontà, ma nella prospettiva di Grozio e Pufendorf il contratto diventa un atto unilaterale, l’importante è che vi sia una volontà di chi emette la dichiarazione contenente il vincolo e finiva lì il loro problema sul perché l’uomo libero diveniva occupato.

L’art 1108 del Code Civil in cui si elencano gli elementi essenziali  del contratto si dice che ci vuole il consenso della parte che si obbliga poiché avevano copiato Pothier (che a sua volta aveva copiato Grozio e Pufendorf), ci vuole il consenso della parte che si obbliga come frutto unilaterale [1333 c.c.]. Carattere unilaterale del contratto secondo l’impostazione giusnaturalistica che doveva solo giustificare la nascita del vincolo.

Pothier, però, si trovava alle prese con il DiGesto e Ulpiano diceva che ci vuole il consenso di due o più persone per il patto. Che cosa si fa? Cerca di conciliare le due cose: in realtà Pothier pensava al contratto come incontro di consensi, accettazione da parte del promissario della promessa che gli era stata rivolta. La promessa è quella che crea il vincolo secondo il giusnaturalista e si perfeziona quando giunge al promissario che l’ha accettata per essere vincolante inoltre la promessa deve essere lecita ed esistere, “ogni impegno deve avere una causa onesta” come conseguenza la proposta indecente non fa nascere un contratto. Pothier immaginava il contratto sempre in uno schema di contratto traslativo: il committente trasferisce al promissario o una promessa o una cosa. La promessa per essere valida deve essere onesta o la cosa esistente perché altrimenti ciò che trasferisco non vale. Pothier aggiungeva che il vincolo basato su una causa illecita rende nullo il contratto e da origine al 1133 del code civil e al 1343 del c.c.. In realtà in questo modo Pothier cercava di risolvere un problema che cosa occorre perché una promessa sia lecita ed onesta? Viene risolto con il vestimentum della promessa su cui le parti hanno tanto lavorato. Lo stesso problema emerge anche nel diritto inglese pur se seguiva un’altra problematica, che cosa occorre perché una promessa sia vincolante? Risposta, ci vuole la consideration termine oscuro come quello di causa. Perché si sono così tormentati sulla promessa? Perché promettere è un affare molto complicato.

 

L’art 1325 indica tra gli elementi essenziali del contratto dopo l’accordo delle parti indica la causa

Pothier il contratto è visto come scambio di promesse vincolanti. Nel common law la consideration è il vestimento della promessa grazie al quale questa promessa è vincolante.

Quando il code civil è stato assunto è stato pensato come soluzione del perché negli accordi sinallagmatici le due promesse hanno la causa nelle promesse e se una delle due non viene adempiuta l’altra perde di causa.

Secondo Sacco non vedevano la promessa dell’uno e dell’altro contraente, ma la sua obbligazione nel significato di assunzione di un dovere. Causa come assunzione di un dovere.

L’aver portato la causa all’interno del contratto è stata una soluzione successiva al code civil quando gli italiano hanno iniziato a leggere i tedeschi e devono alla figura del contratto un vincolo di volontà e non solo due promesse che si incrociano.

Nel contratto in senso unitario la causa diverrebbe un inutile doppione del consenso: se si intende il contratto in senso unitario (accordo di due parti), se c’è un accordo  le due volontà sono un tutto inscindibile. (ES sei piatti fondi per sei piatti piani). Pothier pensava ad uno scambio di promesse, dal punti di vista unitario ti do sei piatti piani in quanto mi dai sei piatti fondi. Basta far riferimento al consenso per ottenere lo stesso effetto che si ottiene con la causa, diventano uno il doppione dell’altro.

Secondo sacco una concezione unitaria in cui la promessa del compratore è abbinata alla valida ripromissione del venditore, spiega la nullità dell’accordo in cui la compravendita non esiste senza bisogno di contrapporre obbligazione e causa.

Non è nemmeno vero che ci sia un vantaggio ad esprimersi in termini di causa: che cosa succede se in un contratto a prestazioni corrispettive vi  sia presente la clausola che non si può risolvere il contratto per inadempimento? Parte della dottrina considera che qui vi sia un problema di causa del contratto, in realtà in questo caso le parti non hanno raggiunto un accordo su un contratto sinallagmatici, ma per due contratti unilaterali e si dovrà vedere se il contratto unilaterale regge, se ha effetti traslativi non regge e diventa un trasferimento ingiustificato. Se esistesse l’animus donandi saremmo nel campo delle donazioni.

I problemi trattati sotto il profilo della causa in realtà riguardano l’accordo delle parti, ma allora perché il legislatore ha inserito la causa?

Le teorie della causa sono fiorite, tutti i migliori giuristi si sono cimentati nel problema, ormai le dottrine fanno parte del lessico del giurista e la causa fa parte della prassi discorsiva concreta.

Che cosa la gente può intendere per causa:

 

- la causa della promessa: problema del vestimentum della promessa non formale (a volte la promessa è fatta per scherzo). Bisogna individuare la promessa e a volte è la soluzione di un enigma linguistico. Molte volte si ricorre a puri verbalismi (causa della donazione è l’animus donandi) non serve come elemento di selezione. Nel negozio i discorsi sulla causa divengono discorsi sulla correttezza dell’attribuzione e diventano discorsi sull’indebito soggettivo.

 

- Discorsi sulla causa del contratto, nei manuali vi sono teorie della causa oggettive e soggettive:

TEORIE SOGGETTIVE DELLA CAUSA: Critica all’impostazione tradizionale della causa del contratto come giustificazione delle prestazioni, sinallagma scambiato per la causa, ma andavano in crisi sulla donazione ed animus donandi. La causa del contratto è lo scopo finale cercato dalle parti, i contratti ci sono perché entrambe le parti sono interessate a concluderli. Quando si dice che la causa identifica l’interesse delle parti a concludere  il contratto questo modo non serve a selezionare in contratti validi e distinguerli da quelli invalidi. I fautori della causa dal punto di vista soggettivo si sono trovati in crisi a distinguere la causa dal motivo ( ex 1345 motivo illecito). Se lo scopo illecito è di uno solo una parte il contratto è valido (ES tizio compera un bastone per appoggiarsi e tizio compera un bastone per spaccare la testa al vicino). Quando si dice che la causa è lo scopo perseguito dalle parti come la distinguo dal motivo? Per cercare di risolverlo faccio di nuovo coincidere la causa con il voluto e dichiarato. (ES compravendita di voto, do soldi per comprare voto, o do soldi e mi vota per riconoscenza (motivo)). La illiceità della causa non è mai riuscita a lottare contro queste condotte. Quando si dice che la causa è lo scopo finale delle parti, non si indica nient’altro che il programma contrattuale esplicitato da esse. 

 

TEORIE OGGETTICE DELLA CAUSA: Due tipi diversi se considero la fattispecie contrattuale in astratto o in concreto.

- fattispecie contrattuale in astratto (causa in astratto): 1325 la causa deve intendersi oggettivo come scritto nella relazione al re. Al numero 61 la relazione spiega la presenza come elemento essenziale della contratto in quanto la causa richiesta dal diritto non è lo scopo soggettivo, ma è la funzione economico sociale che il diritto riconosce rilevante ai suoi fini e quindi non in contrasto con… (non lo sapremo mai). La causa non è lo scopo soggettivo, ma è la funzione economico sociale del contratto, tutte le massime sono fedeli a questo linguaggio.

Cosa vuol dire “funzione economico sociale del contratto”? Chi ha scritto queste righe aveva in mente l’impostazione funzionalistica dei diritti, nasce dalla proprietà e si sposta al diritto soggettivo. Diritto soggettivo non come signoria della volontà, ma esercizio funzionalizzato a scopi di tutela da parte dell’ordinamento. Nella scuola naturale la giustificazione dell’atto stava nella volontà del soggetto titolare di disporne. Ai primi del 1900 si pensava che la volontà del singolo non producesse alcun effetto, ma fosse la norma dello stato collegata alla volontà del singolo a produrre effetto. Abuso del diritto: esercizio del diritto non conforme agli scopi sociali dell’ordinamento. Da queste teorie non è saltato fuori nulla tranne l’uso sconsiderato del brocardo che chi usa il suo diritto non commette atto ingiusto (Dirigibile, non mi ricordo che lieta storia c’era al riguardo, dannazione).L’autonomia privata in questa espressione del diritto non basta per la creazione del vincolo, ma deve avere una causa economica rilevante ai fini dell’ordinamento.

Differenza tra causa del contratto e programma delle parti, coloro che hanno scritto la relazione pensavano alla causa in senso astratto, causa della compravendita come la fattispecie, causa della vendita è l’articolo del c.c. correlato. In astratto la fattispecie della compravendita è il programma generale stabilito dall’ordinamento. (ES compravendita di droga causa lecita).

L’art 1322 parla di autonomia contrattuale e interessi meritevoli di tutela, mentre le teorie oggettive della causa suddividevano le fattispecie in contratti tipici in cui non si pone un problema di assenza di causa poiché la fattispecie è stabilita dall’ordinamento. In questo modo la causa diventa un problema che attiene al tipo contrattuale e non alla validità.

L’art 1332 diceva che si potevano concludere contratti atipici, ma si possono concludere solo se la causa di essi può essere approvata dall’ordinamento (ambito di operatività pratico della causa), Il discorso non fila poiché dire che tutti i contratti tipici hanno una causa onesta e poiché perché qui si dice interessi meritevoli di tutela secondo l’ordinamento giuridico ossia non contro norme imperative, buon costume e ordine pubblico, ossia il contratto non deve essere illecito.

C’è una causa, ma non serve a nulla se mi dice che il contratto atipico è meritevole di tutela quando non è illecito.

- fattispecie contrattuale in concreto(causa in concreto): non bisogna andare a guardare la fattispecie astratta, ma occorre andare a vedere il concreto assetto di interessi che le parti hanno voluto porre in essere. Sindacato giurisdizionale sulla meritevolezza degli interessi perseguiti non sono riferita ai contratti atipici, ma a qualsiasi contratto.

Come si fa a verificare la meritevolezza in concreto? Il significato delle parole del legislatore fascista aveva un senso, era in un’ economia pianificata. La corrispondenza del contratto al piano stabilito dal governo aggiungeva un quid pluris quindi bisognava verificare se quel contratto era conforme al piano. La letteratura che ci parla del concreto assetto di interessi come valutazione del contratto è una letteratura che propugna una pianificazione economica. L’unico aspetto che si trascura è che in Italia non vi mai stata programmazione economica vincolante, la dava ai pubblici e non ai privati e poi ha omesso si darla anche ai pubblici. Anche la causa in concreto finisce con l’essere una ripetizione dell’autonomia privata.

Swap: scambiarsi le posizioni su valuta estera

Futurese: non si scambiano beni in senso fisico, ma il contratto viene liquidato. Compro oggi e liquido in futuro ad un prezzo futuro. Contratti differenziali.

Coloro i quali parlano nel senso concreto di causa, dovrebbero dire che i futures non hanno una nè causa lecita, né meritevole di tutela, ma poi i contratti verrebbero conclusi sulla borsa di Londra. Le giurisprudenze nazionali non possono non acconsentire a certe tipologie di contratto diffuse nel resto del mondo.

 

USI GIURISPRUDENZIALI DELLA NOZIONE DI CAUSA:

a)      Selezione dei contratti invalidi perché muniti di causa valida dai contratti nulli

b)      Riconduzione del contratto a un tipo

Introduzione al punto b): parlando di teorie dottrinali si era fatto un accenno alla causa funzione economica del contratto riferite alla fattispecie astratta (la causa è la sintesi degli assetti essenziali del contratto). La causa e il tipo molte volte coincidono. Le operazioni di selezione tra contratto valido e invalido oramai si fa solo versa la causa in concreto e non quelle in astratto.

a) Come la giurisprudenza utilizza la nozione di causa per selezionare i contratti validi da quelli invalidi. Art. 1325 c’è nel c.c. anche se i concetto di causa rimane indefinito. Anche la sessa relazione al re esprime opinioni soggettive non vincolanti per l’interprete. Inoltre la nozione di causa riferita al contratto si sovrappone in tutto o in parte con altri soggetti quali il voluto o l’oggetto del contratto.

La dottrina deve analizzare i concetti e distinguerli: la giurisprudenza non ha questa funzione analitica, ma deve decidere casi pratici. La giurisprudenza esprime il suo orientamento anche quando si distacca da legge e dottrina poiché ha al suo interno un diritto vivente e una prevedibilità della condotta che è più elastica di un testo scritto. Gli usi giurisprudenzionali del termine causa si stanno orientando verso una giustizia equitativa.

In questo contesto  stupisce che la nozione di causa sia stata utilizzata molto scarsamente dalla nostra giurisprudenza solo in casi marginali mentre per la sua oscurità potrebbe prestarsi ad un insieme di usi. La nostra giurisprudenza usa termini nebulosi a volte a titolo declamatorio “la causa del contratto si identifica con la funzione economico sociale che il negozio persegue dal punto di vista obiettivo”. Massima che non dice nulla di più di quello che dice il codice, ma molto usata perché serve come richiamo alle norme del codice, ma non serve a scindere ciò che è valido da ciò che non lo è.

Orientamenti giurisprudenziali:

Cassazione 1947 Massima strana: dolosa astensione dall’incanto è fatto criminoso, se uno si astiene da una gara perché ha ricevuto soldi è un fato criminoso e patto nullo per illiceità di causa.

Cassazione 1949 nullo il contratto di meretricio

Cassazione boh, nullo per causa il contratto innominato di portinariato per cui una persona dietro corrispettivo cede il posto ad altri, contrario all’ordine pubblico. (Tizio offre soldi affinché la portinaia si dimetta). Interesse meritevole di tutela del contratto innominato che non si vede, ma negozio nullo per ordine pubblico (in commerciabilità del posto di lavoro). Se la portinaia si dimettesse solo in cambio di soldi esporrebbe i nuovi lavoratori ad un ricatto.

Uso giurisprudenziale della nozione di causa per moralizzare.

Casi in cui si dichiara che è nullo per mancanza di causa un contratto in cui l’oggetto è inesistente. Es con il contratto di assicurazione si trasferisce un proprio rischio all’assicuratore, ma se il rischio non esiste il contratto è nullo. Art. 1895, non è un problema di mancanza di causa.

Si potrebbe dire che mancano di causa tutti i contratti che danno un diritto che già c’è. Es contratto di appalto in cui il fornitore chiede un supplemento di prezzo. Richieste senza causa perché acquisto quello che è già mio. In questi casi la causa può servire, le cause preterite non sono cause valide per l’attribuzione.

Nel caso delle attribuzioni della proprietà immobiliare non sono ammesso negozi astratti. La causa deve essere espressa e il lettore deve essere in grado di capire, altrimenti sono nulli. Negozio in cui si trasferisce la proprietà immobiliare senza presso, nullo per mancanza di causa. La soluzione tedesca è opposta a quella italo-francese i contratti di trasferimento immobiliare sono tutti astratti.

La causa della fiducia è sufficiente come attribuzione o no? Si è concorde nel ritenere validi i contratti obbligatori (simile ai contratti sinallagmatici) la causa di fiducia è sufficiente ad integrare la causa di contratto. I problemi nascono con l’attribuzione di proprietà che nel caso di fiducia cum creditore si scontra con il divieto di patto commissorio, è difficile che la giurisprudenza riuscirà a lungo ad rendere nulli i contratti poiché il divieto di patto commissorio va sparendo in europa.

Infine la causa si utilizza per il raggiungimento di fini di giustizia, giudizio equitativo. Sentenza Cassazione 15/10/2007 n. 12510 (nel 1937 testamento olografo destina al nipote la proprietà di tutti i beni immobili e al figlio l’usufrutto, padre vende sia usufrutto che nuda proprietà poiché era indebitato.)

 

b) Rapporti tra causa e tipo Al contrario del punto precedente in cui la giurisprudenza è rarefatta, qui è abbondantissima con casistica molto varia. La giurisprudenza indica che la riconduzione del singolo contratto al tipo si opera tramite la causa. Causa come sintesi degli effetti essenziali del contratto.

Le interazioni fra causa e tipo sono un problema complesso. La nozione di causa 1322 evoca la nozione tipo. Il concetto di tipo non è definito dal legislatore, occorre ricordare che il concetto di tipo è un concetto logico filosofico e viene utilizzato nelle scienze sociali come modello astratto connesse alle scienze loghi esistenti (Weber). Il concetto di tipo può essere utilizzato ove all’interno del tipo vi siano connessioni logiche cooerenti. Il concetto di tipo è diverso dal concetto di insieme classificatorio (elemento comune di scelta arbitraria, comune a tutto l’insieme, quando costruisco degli insiemi sono io che decido cosa metterci). Se dobbiamo costruire dei tipi dobbiamo dotarli di coerenza interna; integrazione interna tra i diversi elementi o regole. I tipi contrattuali sono frutto dell’esperienza storica e della capacità umana di innovare. ( si vede che effettivamente c’è bisogno di alcuni contratti). Siccome sono accumulati dall’esperienza le regole che riflettono quel tipo sono organiche.

Ci sono due modi di intendere il tipo:

1)      modello organico di regole di contratto: sotteso alla nozione di causa come sintesi degli effetti essenziali del contratto: definizione dello schema contrattuale astratto (vendita trasferimento di cosa contro prezzo).

2)      Sintesi degli elementi essenziali del contratto: insieme di regole organico che individua una tipologia di contratto, insieme di regole che servono ad attuare quello schema contrattuale. Il c.c. fa riferimento a questo concetto di tipo quando parla di natura dell’accordo o del contratto 1324 c.c. “natura degli affari”. La natura del contratto suggerisce come sensata ad esempio la soluzione di farlo concludere senza accettazione espressa. Nessun giudice potrà mai dire che un contratto è nullo perché non è tipico. Acquista rilevanza 1322.2: la direzione a realizzare interessi meritevoli di tutela. Siccome la giurisprudenza ai fini della selezione tra i contratti con causa valida o invalida, visto che si basa sulla causa in concreto la meritevolezza deve sussistere anche per i contratti tipici.  Ogni tanto si confonde il contratto tipico con quello nominato, trappola concettuale. Il tipo esiste se c’è una disciplina organica riguardante quel tipo, che il legislatore la nomini o no è ininfluente.

A cosa serve ricondurre un contratto ad un tipo? Dove il contratto sia nuovo, vi è un problema di vagliare la meritevolezza dell’interesse ed inoltre serve a completare la disciplina pattizia.

Ci sono due possibilità di procedere: uno la riconduzione del singolo contratto al tipo avviene in base alla causa vista come la sintesi degli effetti essenziali del contratto: operazione di sussunzione. Si prende il contratto e lo si porta alla nozione astratta capace di realizzarlo. (de nova ma non raccomandata da Gambaro)

Due: analogia tramite la quale descrivo che hanno fatto e guardo che analogia ha con un determinato tipo di contratto. Superiorità dottrinale. Molto spesso il contratto è una combinazione di schemi tratti dall’esperienza e la combinazione di singole clausole determina l’esito economico.(futures con obbligazione alternativa)

Se è così perché la giurisprudenza si fonda sulla causa? C’è nella nostra cultura un profondissimo attaccamento al tipo legale rigido perché il giurista ita si trova molto a più agio con il modello contrattuale legale piuttosto che con l’autonomia contrattuale e ritiene superiore il modello legale a quello voluto dalle parti. Dove c’è solo il 1322 l’operatore del diritto inizia a litigare.  Vi è anche la corretta idea che nel modello legale il legislatore abbia già regolato il giusto equilibrio. Bisogna distingue tra norme imperative e dispositive.

La nostra giurisprudenza tende a sovrapporre all’autonomia contrattuale il tipo, ma si trova in difficoltà con il contratto atipico e cerca di utilizzare un criterio di tipizzazione (tranne se sono tipi riconosciuti leasing e factoring).

Vi è una regola processuale che la qualificazione del contratto non è vincolata al nomen iuris dato dalle parti, ha senso quando si vuole evadere o si teme si vogliano evadere norme imperative (es materia fiscale). Il problema nasce quando l’operazione di qualifica viene fatta ope iudicis, ma non per applicare norme imperative, ma non dispositive a cui le parti non hanno derogato (non avendo scelto quel tipo). Lesione del contraddittorio cosa serve il processo se è poi il giudice a sorpresa a stabilire la disciplina? Bisogna come in francia rimettere la causa in istruzione se si vuole classificare il contratto in maniera diversa dalle parti.

Immotivata esigenza giurisprudenziale ad utilizzare tipi rigidi, mondo ormai arrivato al suo tramonto.

Unidroit: hanno regole molto precise, ai fini della validità del contratto internazionale non serve né la causa né la consideration

Commissione Lando: al diritto europeo dei contratti non serve né la causa né la consideration

 

 

 

 

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