INTEROPOLI

 

Visto che siamo malevoli e a pensar male ogni tanto ci si azzecca ricostruiamo la vicenda Calciopoli da un altro punto di vista. E se a ordire il complotto fosse L’Inter, ora nota come Integerrima, ma qualche anno fa solo come Internazionale.

 

Succede tutto in un estate, la stessa che vede l’Italia sollevare la coppa dei campioni, arriva un uomo nuovo, un uomo che con il calcio non c’entra niente: Guido Rossi. Il 16 maggio 2006.

 

Ricordiamo chi è Guido Rossi: lo si ricorda per essere stato alla guida della Ferfin-Montedison durante la crisi Ferruzzi, Rossi sovrintende ad operazioni finanziarie importanti, come l'acquisizione del Credito Bergamasco dal Credit Lyonnais. Arriva poi dapprima alla presidenza di Ferfin-Montedison ed in seguito alla guida della Telecom Italia, orientata alla privatizzazione. In questo frangente noi malevoli possiamo iniziare a credere si siano intrecciati i suoi rapporti con i vertici dell’Inter, Tronchetti Provera a breve verrà nominato presidente di Telecom.

Dal 1987 al 1992 Rossi visse un'esperienza politica, che comunque fu solo una parantesi nella sua carriera: divenne senatore come Indipendente di Sinistra. In tempi più recenti ha tutelato per un anno gli interessi della banca olandese Abn Amro, che dopo l'inchiesta sui vertici della Banca Popolare Italiana ha avuto il via libera per aggregare l'istituto padovano. Nel 2003 è stato avvocato di Cesare Geronzi, presidente di Capitalia, a seguito degli scandali Cirio Parmalat. La sua passione per lo sport e l'amicizia personale con Massimo Moratti, lo portano a ricoprire per quattro anni la carica di consigliere nel Consiglio d'Amministrazione dell'Inter.

 

Parentesi calciopoli e i suoi processi.

 

Il 26 luglio 2006, nelle vesti di commissario straordinario della FIGC, a seguito dello scandalo nominato calciopoli, assegna il titolo di Campione d'Italia per la stagione 2005/2006 all'Inter.

 

In un paese che si ciba di conflitto di interessi e vede il conflitto d’interessi ovunque strano che nessuno abbia detto che forse Guido Rossi era la persona sbagliata o meglio non corrispondente a quel ideale di trasparenza fondato sul non aver contratto rapporti con altri Club, ma forse era più importante punire i colpevoli, quelli che l’opinione pubblica sapeva essere tali.

 

A questo punto la domanda sorge spontanea, come mai Guido Rossi aveva deciso di prendere una carica così scomoda come la presidenza della FIGC in un periodo così difficile, che cosa aveva da guadagnarci, io che sono malevolo ve lo dico subito. 7 milioni di euro. Probabilmente doveva fare in modo da riuscire a tutelare gli interessi dell’Inter e fare in modo che ottenesse qualcosa per esemplificare dirò il campionato 2005/2006.

 

16.09.2006 Guido Rossi è tornato ad essere presidente di Telecom dopo che Tronchetti Provera si è fatto da parte. Quello sarà il suo stipendio.

 

SECONDO CAPITOLO QUELLI CHE GIOCANO SECONDO SPORT

 

PASSAPORTI FALSI

 

LO SCANDALO DEI PASSAPORTI FALSI

Chi avesse letto la scorsa settimana il "fondo" di Candido Cannavò (la linea politica della Gazzetta dello sport) dedicato all'appena scoppiato caso dei passaporti falsi avrebbe dovuto prendere quel giornale e... bruciarlo! Senza tanti giri di parole la tesi era più o meno questa: se si è arrivati allo scandalo la colpa è di Campana e del suo sindacato calciatori. Gente trinaricciuta che ha "imposto" quella distinzione tra comunitari ed extracomunitari ("razzismo" lo ha definito qualche giorno dopo anche Rinaldo Sagramola, con una sintesi disinvolta e che meriterebbe ben altre precisazioni).

Ma come? Premesso che il sindacato calciatori non è in grado di dettare regole (al massimo di... trattare con una Figc che ancora oggi, a colpi di... statuto, li tiene sulla porta della stanza dei bottoni) e che quella che distingue tra comunitari ex extracomunitari è "legge" della federazione (anzi: delle federazioni, perchè cos' hanno fatto anche tutte le altre, dove stanno scoppiando cos' analoghi), è mai possibile che in Italia, per l'ennesima volta, anzichè discutere sui fatti (e la loro gravità) si discuta su quel che avrebbero dovuto fare in termini di regole gli stessi... imputati dei fatti?

Un paradosso giuridico (e morale) incredibile e tuttavia proposto con l' autorevolezza del più diffuso quotidiano sportivo nazionale!

Lo stesso metro, per la verità, che la Gazzetta (ed altri) hanno adoparato a più riprese per un altro degli scandali che rendono irrespirabile l'aria attorno allo sport: il doping, fenomeno di cui a parere di Lor Signori del Ciclismo dovremmo sentirci colpevoli tutti tranne i... dopati, le loro squadre, gli organizzatori delle manifestazioni e le federazioni!

Adesso Lor Signori del Calcio (Galliani e Sensi, che sono pure consiglieri federali!, Cragnotti, etc. etc.) ci fanno sapere che bisogna stare attenti prima di condannare: c'è caso e caso, poi c'è la magistratura ordinaria (che finirà i processi tra... cinque anni?), poi c'è quella maledetta regola da abbattere.

Una regola "pazza", una... vaccata! E allora? Fosse anche vero (ma così non è), non si sostiene che persino il nostro codice è pieno di regole pazze, di... vaccate, ma non per questo i giudici sono autorizzati a non applicarle?

In realtà la procura della Figc ha atteso sin troppo la... magistratura ordinaria. Aveva ed ha l'obbligo di intervenire, così come intervenne per il calcio scommesse (pesantissime condanne di Paolo Rossi, Giordano, Manfredonia, mica gente da lire; retrocessione del Milan, mica una squadra da ridere), così come doveva intervenite con maggior rapidità su Pistoiese-Atalanta (ancora scommesse: se ne parlerà a... "babbo morto"), così come è intervenuta (forte con i deboli, ha ragione Campana) sul caso Ferrigno.

E se interviene la procura calcistica, come ha fatto sinora solo con Udinese e Sampdoria, dove si va a finire con le società quotate in borsa? Permettete una risposta volgare: chi se ne frega! La Figc ha l'obbligo di tutelare il calcio, comminando squalifiche e penalizzazioni (non sarà la prima volta che si tocca anche qualche... innocente) sulla base delle proprie "leggi". Leggi che le società si sono date e delle quali alla magistratura ordinaria (e persino ai vari Tar) non può importar di meno (se vengono applicate; un altro caso è se vengono... disattese!).

Letta così, e non si può altrimenti, tutta questa squallida vicenda ha contorni chiarissimi.

Dopo a sentenza Bosman ciascuna società poteva assumere quanti giocatori comunitari voleva, ma non oltre tre extracomunitari. La scelta era stata fatta dalle società (attraverso la Lega e la Figc).

Qualcuno invece ha... barato. In poche parole sono state fatte... carte false pur di far diventare comunitari gli extracomunitari. False attestazioni di parentele, ma anche in qualche caso grossolani falsi passaporti.

Il "cui prodest" (che poi è ancor meno della cosiddetta... responsabilità oggettiva) si stabilisce subito: da un lato un certo numero di società (solo quelle "che sapevano", o che addirittura hanno mosso i propri emissari per... trasformare lo status dei calciatori ); dall' altro un certo numero di calciatori (tutti, anche i più... ingenui che un documento falso per ottenere un tesseramento autentico lo hanno certo firmato).

Ne consegue, ma senza ombra di dubbio alcuna: "tutti" i calciatori vanno squalificati (in proporzione del grado di conoscenza e partecipazione alla messinscena).

Vanno penalizzate le sole società che sapevano (la posizione del Vicenza sembra diversa: sostiene di essere stato "truffato" e comunque ha spontaneamente consegnato i passaporti falsi di due suoi giocatori non appena è nato il caso).

Vanno squalificati anche "tutti" i dirigenti che risultassero coinvolti.

Vanno radiati tutti i procuratori che si fossero eventualmente prestati al falso.

Tutto qui, semplice e sereno. A chi tocca tocca, come dice Mazzone.

Sarà probabilmente questa la soluzione finale (per il semplice fatto che non ne vediamo altre) ma faticosamente raggiunta attraverso distribuzione di colpe anche a chi non c'entra (di sicuro il passaporto di Sergio Campana è... regolare), richieste di parere illustri e speranze di poter... fare a meno di prendere una decisione. Ma c'è il commissario, ed è Petrucci, presidente del Coni, cui guardano anche tutte le altre federazioni: sai che pacchia se la pratica del "falso" si potesse estendere in queste proporzioni anche ad altri sport!

No, questa volta finisce che chi ha rotto pagherà. Non sarà un bel vedere, ma è una purga necessaria per perdere il peggio (pardon: una parte del peggio) che si è attaccato a questo sport e ai suoi soldi.

Gianmauro Anni

 

FALSO IN BILANCIO

Per la Procura l’Inter, senza escamotage contabili, non avrebbe potuto iscriversi alla A del 2004-05: nella stessa inchiesta anche Galliani

Bilanci falsi, si indaga su Moratti

Plusvalenze fittizie per i «buchi». La società: possiamo contrapporre buoni argomenti tecnici

 

 

 

 

Massimo Moratti (Newpress)

MILANO — Divisi nella fortuna calcistica (uno arranca ametà classifica, l’altro inanella record in testa) ma uniti nella disavventura giudiziaria: non soltanto il vicepresidente del Milan, Adriano Galliani,ma anche il presidente dell’Inter, Massimo Moratti, sono indagati dalla Procura di Milano per l’ipotesi di falso nei bilanci delle loro squadre, negli anni in cui nel mondo del calcio era diffusa pratica contabile ripianare i debiti e abbellire i conti attraverso scambi di giocatori a prezzi «gonfiati». Plusvalenze fittizie per coprire «buchi» veri.


Con un neo in più, però, per i nerazzurri di Moratti
(firmatario del bilancio 2003), dell’attuale vicepresidente e amministratore delegato 1999-2003, Rinaldo Ghelfi, e dell’ex amministratore delegato Mauro Gambaro: e cioè il fatto che, secondo i calcoli della GdF e della Procura, senza il «doping amministrativo» dei bilanci nerazzurri, l’Inter non sarebbe riuscita a rientrare nei parametri previsti e perciò non avrebbe potuto iscriversi al campionato di calcio della stagione 2004-05, conclusa al terzo posto.

Se la difesa del Milan ha già più volte argomentato la regolarità dei bilanci rossoneri, ora lo staff dell’Inter, pur ribadendo rispetto e assoluta fiducia nell’operato della magistratura, conta nel prosieguo dell’inchiesta di poter ugualmente far valere buoni argomenti da contrapporre a quelli dell’accusa, in un procedimento che si giocherà molto su valutazioni tecniche. Ma intanto anche le due società, intese come persone giuridiche, vengono indagate dal pm Carlo Nocerino in base alla legge 231 del 2001 sulla responsabilità amministrativa delle società per reati commessi da propri dirigenti nell’interesse aziendale: una prospettiva foriera di maxisanzioni pecuniarie nel caso di modelli organizzativi carenti o assenti, e comunque forse più insidiosa (perché quasi senza prescrizione) persino del versante personale penale, dove invece l’ipotesi contestata a Moratti e Galliani è assai probabile si infranga nei brevi termini di prescrizione contemplati dalle norme sul falso in bilancio.

Lo sviluppo milanese, che giunge dopo una richiesta di proroga delle indagini, è uno dei tanti filoni originati in tutta Italia dall’inchiesta-madre della Procura di Roma (nutritasi anche della denuncia pubblica dell’ex presidente del Bologna, Gazzoni Frascara) sul fenomeno delle operazioni «incrociate» per fare il maquillage ai bilanci delle squadre, tramite l’inserimento in contabilità delle plusvalenze apparentemente generate dalla cessione di giocatori ipervalutati: scambi di «campioni di carta», in teoria contesi a suon di milioni dai maggiori club di serie A e B, ma nella realtà spesso poi mandati a giocare nelle serie minori, quasi sempre come «prestito gratuito» a dispetto delle loro teoriche valutazioni da novelli Maradona. Del resto, il meccanismo conveniva a tutti: mentre le plusvalenze (cioè la differenza tra il prezzo di vendita e il prezzo di acquisto) venivano iscritte per intero nel conto economico, producendo così un beneficio immediato per il bilancio in chiusura, il costo dei calciatori comprati veniva ammortato in più esercizi secondo la durata del contratto.

La Procura di Roma ha già chiesto il rinvio a giudizio del presidente della Roma, Franco Sensi, e dell’ex patron della Lazio, SergioCragnotti, dopo aver invece spedito nel resto d’Italia gli atti relativi ad altre squadre. Nel dicembre scorso la magistratura di Genova ha proceduto a carico di 10 dirigenti tra i quali Galliani, il presidente della Sampdoria, Garrone, e il patron del Genoa, Preziosi. E Torino indaga su 41 contratti di calciatori venduti o acquistati dalla Juventus nell’era dell’ex amministratore delegato Antonio Giraudo e di Luciano Moggi.

Ora sono gli inquirenti, coordinati dal pm Francesco Greco, che, dopo aver acquisito il primo aprile 2005 documenti nelle sedi dei due club, contestano cosmesi di bilancio aMilan e Inter. Doppiamente «derby», perché le due società, oltre a ritrovarsi entrambe nei pasticci, per un verso lo sono anche per condotte comuni: l’indagine scandaglia, infatti, anche i rapporti privilegiati (dal punto di vista contabile) tra squadre proverbialmente rivali. Così privilegiati che, a fine campionato 2002-2003, Milan e Inter si sarebbero scambiati otto giocatori senza che essi indossassero mai né la maglia nerazzurra né la casacca rossonera.

Luigi Ferrarella
Giuseppe Guastella

17 gennaio 2007

 

IL CALCIO SECONDO ME